Vendola e il rischio diaspora. Indagine sui giovani di Sel

“Ma se il Nichi decidesse di…”. Sorriso. “Di andare col Pd? Stai per chiederci se ci incazzeremmo?”. Basta parlare, anzi, accennare di alleanze, e i ragazzi di Sel intuiscono dove si andrà a parare. Alcuni si affidano al realismo: naso turato e dialogo con i democratici. Altri sbarrano la porta. E sono soprattutto i ragazzi delle “Fabbriche”, la piattaforma originaria del fenomeno Vendola. Un tassello cruciale che si defila, congedando Nichi e i rimpasti della vecchia politica. “Tra noi e il Pd? Un abisso. E’ la soluzione più ovvia, ma il discorso finisce qui”.
20 AGO 20
Immagine di Vendola e il rischio diaspora. Indagine sui giovani di Sel
“Ma se il Nichi decidesse di…”. Sorriso. “Di andare col Pd? Stai per chiederci se ci incazzeremmo?”. Basta parlare, anzi, accennare di alleanze, e i ragazzi di Sel intuiscono dove si andrà a parare. Alcuni si affidano al realismo: naso turato e dialogo con i democratici. Altri sbarrano la porta. E sono soprattutto i ragazzi delle “Fabbriche”, la piattaforma originaria del fenomeno Vendola. Un tassello cruciale che si defila, congedando Nichi e i rimpasti della vecchia politica. “Tra noi e il Pd? Un abisso. E’ la soluzione più ovvia, ma il discorso finisce qui”. Stefano Fraccaroli, laureando in Scienze politiche a Padova, è tra i fondatori della prima giovanile di Sel a Verona. Se gli parli di aperture al Pd, la risposta è un “sì”, ma con riserva: “Non siamo contrari a un patto elettorale. La strategia sarebbe spaccarlo, facendo uscire la parte Ds e lasciando che l’ala dell’ex Margherita si disperda verso l’Udc”. Nessuno dubita che il sodalizio consacrato dalla foto di Vasto sia un passaggio obbligato per la sopravvivenza. Il problema è di coscienza. Passi Tonino, ma l’anima al diavolo, che ha le fattezze di Bersani e dell’establishment dem, non la vendono. Valeria Recchia, classe 1984, insegnante di Italiano a Fermo, milita nelle Fabbriche da sempre. “Non abbiamo una provenienza precisa – spiega – facciamo politica per passione. E per chiarirci: quasi tutte le Fabbriche stanno rimuovendo ‘Nichi’ dal nome. Segno che ci muoveremo in autonomia rispetto a Sel”. A proposito: guai a chiamarli “giovani di Sel”, o, peggio ancora, “giovani di Vendola”. A maggior ragione quando la narrazione idealizzante di Nichi potrebbe naufragare nella realpolitica. Un’intesa elettorale, niente di più. Se non fosse che “tra noi e il Pd c’è una distanza, un abisso – insiste Valeria – siamo distanti sui metodi e sulle battaglie civili”. La sferzata è soprattutto alle nuove leve (si fa per dire) dei Giovani democratici. Il vivaio del Pd che verrà, già frazionato in una pletora di correnti e sottocorrenti. “Ragionano con i vecchi metodi di fare politica. Con loro ci sarebbe un ricambio anagrafico, non di contenuti. Il problema è la struttura del partito”.
Le pulsioni movimentiste che flirtano con Vendola impugnano le esperienze referendarie per dimostrare che qualcosa si muove, oltre ai ferrivecchi di Montecitorio. “Sì, ma sono l’ennesimo tentativo di riformare il partito dall’interno. Come se fosse possibile, restando lì dentro”. L’obiezione più ovvia è che qualcosa striderebbe anche nell’impastare un microcosmo che oscilla tra centri sociali e associazionismo gay con il partito di Di Pietro. E se De Magistris sa vendersi bene, Tonino piace a pochi. O forse a qualcuno di più, dopo la “foto del Palazzaccio”, quella con Nichi, Tonino e Diliberto a presentare insieme le firme del referendum contro la riforma Fornero. “Ma noi preferiremmo comunque l’Idv. A fare la differenza è stata la posizione su Monti”. Jonata Sabbioni, è un giovanissimo ingegnere marchigiano, e racconta che del Vendola che aveva “mosso e commosso” una generazione affamata di sogni è rimasto poco. “Ci farebbe piacere pensare che le alleanze non servano – ammette – ma siamo consapevoli del contrario. Noi ci siamo appassionati a un percorso rivoluzionario. E’ chiaro che il Pd è il primo interlocutore”. Sarà, ma nel suo intervento a Marina di Grosseto Vendola non ha convinto, ha volteggiato tra il “linguaggio omicida contro le donne” di Berlusconi, la “crudele mistificazione” delle “scelte politiche camuffate da tecniche” e il “diritto al futuro delle nuove generazioni”. Con un boato per la stroncatura senza attenuanti del Pd: “Il Pd è l’illusione che sinistra e liberismo possano convivere. Ma l’Europa sta morendo per mancanza di sinistra, e il liberismo minaccia la specie”. Peccato che lui, ora, si misuri con una minaccia più vicina: la diaspora dei suoi (ormai ex) giovani. Chissà se la foto del Palazzaccio aiuterà a tenerli uniti.